Si è tenuto il 14 dicembre presso la nuova sede dell’I3p, l’incubatore del Politecnico di Torino , un workshop dal titolo ‘La fabbrica del nuovo’ dedicato alla valorizzazione della ricerca.La fabbrica del nuovo
Da una iniziativa partita dal ministro per le Riforme e l’innovazione nella Pubblica Amministrazione Luigi Nicolais, è stato organizzato venerdì pomeriggio presso la nuova sede di I3p, l’incubatore del Politecnico di Torino, il workshop dal titolo ‘La fabbrica del nuovo’ . Erano presenti rappresentanti di grandi aziende, di investitori, delle istituzioni centrali e locali, dei distretti tecnologici e del mondo accademico (era presente anche chi scrive). L’incontro pensato per riunire attorno a un tavolo i diversi attori che partecipano a costruire l’innovazione in Italia, ha riservato alcuni spunti di riflessione.La prima considerazione è che serve organizzare incontri del genere più spesso, la seconda è che l’innovazione che negli ultimi anni in Italia è nata e si è formata dal basso per volontà di alcune Università, alcune amministrazioni locali e facendo leva sulla capacità di ricercatori che studiano anche da imprenditori, ha bisogno di una spinta maggiore da parte di tutti, di una maggiore organizzazione e di un maggiore riconoscimento giuridico: definire il ruolo degli incubatori e caratterizzare le start-up innovative, per esempio.La considerazione principale fa però riferimento a una questione non certo nuova ma che anche in questa occasione ha trovato conferma: il problema principale è il trasferimento tecnologico e della conoscenza. È inutile parlare di fuga di cervelli, di ridotti investimenti in ricerca rispetto al Pil, della mancanza di manager capaci di gestire le start-up, delle difficoltà nell’affrontare l’internazionalizzazione (tutti problemi reali e sui quali bisogna lavorare) se non si agisce per colmare la distanza che ancora c’è tra il mondo della ricerca e quello delle imprese. Le amministrazioni regionali del nord e del centro Italia lamentano come la grossa fetta degli investimenti europei sia destinata al sud lasciando loro le briciole limitando così la capacità competitiva di aree del Paese che hanno già le risorse potenziali (dei 64 miliardi di euro destinati all’Italia per il periodo 2007-2013, solo 5 vanno alle regioni del centro e del nord), si avanza perciò l’ipotesi della creazione di un grande fondo con le risorse di tutte le finanziarie regionali del nord. Gli investitori lamentano la mancanza della cultura dell’imprenditorialità ma si stanno dando da fare per trovare nuove formule di organizzazione e nuove sinergie: prossima è la nascita della Fondazione italiana di angel investing e altrettanto prossime sono la nascita di fondi di co-investimento che vedono partecipare business angel e sgr e la nascita del primo gruppo di business angel dedicato a un argomento specifico: l’Ict. I venture capital affermano che i business angel a volte combinano guai perché usano strumenti di valutazione non rigidi, i business angel rispondono affermando che i venture capital sono invece troppo prudenti dato che investono soldi non loro e devono quindi renderne conto. A tal proposito Alberto Sangiovanni Vincentelli, professore dell’University of California at Berkeley che ha anche moderato l’incontro, ha sottolineato come negli Usa sono gli stessi venture capital a sviluppare nuovi metodi professionali per il finanziamento seed. La riunione di Torino è stata quindi una preziosissima occasione per posare la prima pietra di quella che ci si augura possa diventare nuova sinergia ed energia per sostenere il lavoro che fino a qui hanno fatto atenei, incubatori, parchi scientifici e tecnologici, distretti tecnologici, finanziarie regionali, sgr, venture capital, business angel, amministrazioni locali. Lavoro preziosissimo che va sostenuto e favorito, che deve essere supportato da azioni istituzionali ma anche e soprattutto dal mondo delle imprese.