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Nei penitenziari di Bollate e Forlì sono state create squadre di recuperatori di ri8fiuti elettronici

Nuove opportunità di reinserimento per i detenuti di Bollate, il carcere alle porte di Milano: questa è la finalità dell’incontro con la cooperativa sociale Retech life onlus.
Dal 2006, anno di fondazione, a oggi, grazie all’impiego di 15 persone che lavorano ogni giorno, sono più di 178mila le apparecchiature informatiche movimentate da Retech life. La cooperativa nasce infatti come modello di impresa sociale che si basa su nuovo approccio ai temi ambientali, in particolare ai RAEE, trasformandoli in occasioni di sviluppo e di occupazione per il personale soggetto a detenzione. La cooperativa rigenera ogni anno migliaia di computer dismessi da grandi aziende per poi destinarli a scuole, progetti sociali in Italia, in paesi in via di sviluppo e, in parte, al mercato dell’usato.

Il recupero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche entra anche nel carcere della provincia di Forlì-Cesena, dove è stato sottoscritto il progetto ‘RAEE in carcere’ per il reinserimento lavorativo dei detenuti della casa circondariale di Forlì.

L’iniziativa, lanciata dal Ministero della Giustizia, dal Ministero del Lavoro e dalla Provincia di Forlì-Cesena, vede la collaborazione del consorzio Ecolight, insieme al Centro Servizi RAEE, alla cooperativa sociale Gulliver, al gruppo Hera e Techne Scpa, Cclg, Confederazione nazionale artigianato Forlì Cesena, oltre all’amministrazione penitenziaria del carcere di Forlì. Il progetto prevede la realizzazione di un laboratorio dove, attraverso lo smontaggio dei rifiuti tecnoligici, si arriva alla separazione dei diversi materiali per il recupero di materie prime seconde.

Alla cooperativa Gulliver saranno affidate le commesse e la gestione del laboratorio; al consorzio Ecolight, invece, il conferimento e il ritiro dei RAEE, nonché il pagamento per la lavorazione dei rifiuti. Secondo l’accordo, nel laboratorio è previsto l’impiego di due o tre persone, con impegno di 25 ore settimanali ciascuna, per smaltire circa trecento tonnellate all’anno, in grado di permettere un flusso di lavoro costante e, nel tempo, l’impiego di un numero crescente di lavoratori.

Redazione
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