Il processo decisionale

Tutto cambia: il mercato, le situazioni di lavoro, le persone intorno a noi. Siamo costantemente di fronte a nuove sfide che ci costringono a soluzioni più o meno difficili, complesse o consapevoli.

È facile prendere decisioni quando non esistono alternative! Perché esista la necessità di esprimere una preferenza, occorre che compaiano alcune condizioni di fondo:

  • due o più alternative, altrimenti la scelta è obbligata
  • un risultato importante, altrimenti la selezione non è significativa
  • omogeneità di peso tra l’obiettivo e il desiderio di raggiungerlo, altrimenti è tutto troppo facile

Definire la situazione e specificare gli obiettivi

Spesso ci si macera di fronte a una decisione senza sapere esattamente cosa si vuole ottenere. Basta stabilire con chiarezza quali risultati desideriamo raggiungere per essere in condizione di fare la scelta giusta. Stabilire obiettivi chiari e limpidi ci permette di definire i rischi connessi e i limiti in cui ci si deve muovere. I rischi devono essere identificati perché influenzano la selezione finale, mentre i limiti rappresentano gli spazi di manovra entro i quali dobbiamo operare.

Fare una diagnosi, analizzare le cause e sviluppare le alternative

Avendo stabilito gli obiettivi, il quadro globale diventa evidente nelle cose da fare. Lo sviluppo delle alternative richiede un metodo di valutazione che porti alla scelta migliore. Il metodo più semplice stabilisce una serie di parametri ottimali e una valutazione delle alternative in base a questi elementi. Oppure suggerisce di stilare un elenco di vantaggi/svantaggi, pro/contro: ad ogni elemento si attribuisce un peso ponderato.

Non dimentichiamo le statistiche, le ricerche di mercato e tutti gli strumenti matematici che ci circondano: basta un occhio allenato a riconoscere nei numeri le profezie della sibilla, possibilmente senza cadere nell’incomprensione accecata dal desiderio di leggere ciò che non è scritto.

Attuazione della scelta, azioni correlate e controllo

Alla fine la decisione è presa, occorre attuarla. Tra il dire e il fare… molti manager mettono grande impegno e diligenza nelle prime fasi del processo decisionale, per poi naufragare miseramente nella fase finale. Che non è complicata, richiede solo di pianificare le azioni che stanno a contorno della nostra conclusione e di metterle in pratica, una dopo l’altra, secondo priorità da definire.

Il ruolo dell’intuito e della creatività

Lo stile e la personalità del manager giocano un ruolo fondamentale nel processo decisionale. L’approccio razionale è importante nel momento in cui vanno considerati obiettivi, alternative, rischi, limiti e altri fattori concreti. Ma poi è bene lasciare spazio anche all’istinto, all’intuito e alla creatività, doti che fanno di un manager un manager di successo. Non usare l’intuito sarebbe uno spreco, visto che business e management non sono certo scienze esatte, ma spesso sono frutto di talento gestionale e fiuto da tartufi. Alla fine la decisione giusta è figlia dell’equilibro tra razionalità e istinto.

Facciamo i conti con lo stress

Conoscere il processo decisionale e volerlo applicare non basta. Sappiamo tutti cosa significa convivere con lo stress, spesso provocato dalle troppe decisioni da prendere. Sarà bene quindi imparare a controllare le emozioni e le pressioni esterne ad esse legate.

Come si riconosce lo stress buono da quello cattivo?

Sudorazione esagerata, tremore delle mani, respiro affannoso, tachicardia, mal di testa, crampi allo stomaco… il corpo umano è una macchina precisa e invia immediatamente segnali di disagio quando entra in situazioni che ritiene sbagliate.

E allora che fare?

Fermarsi a riflettere. Prendersi un momento di pausa, fare una passeggiata, mangiare un gelato e architettare come uscire da questo stato di stress. Disegnare i pro e i contro con colori diversi, assegnare loro un peso, figurarsi le alternative e le conseguenze e infine …prendere la decisione giusta!

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